Imprese

Edilizia: dopo la stretta interventi ridotti del 46%, a rischio 127mila occupati

Il decreto correttivo è richiesto anche da Cna per «dare certezza a imprese e cittadini»

di Giorgio Pogliotti

Allarme delle aziende sugli effetti occupazionali della stretta sulla cessione dei crediti fiscali del Superbonus: «Sono a rischio le 127mila assunzioni previste dalle imprese delle costruzioni nel primo trimestre di quest’anno» secondo Confartigianato che ieri, in audizione in Commissione Bilancio del Senato, ha chiesto di stralciare l’articolo 28 del Dl Sostegni.

I costruttori dell’Ance hanno sottolineato che la stretta alla circolazione dei crediti fiscali «rischia di affondare il settore delle costruzioni, e sta di fatto bloccando tutte le operazioni, comprese quelle legittime e prive di qualsiasi profilo patologico». L’Ance ha sollecitato una correzione di rotta con un provvedimento urgente, perché con il limite di una sola cessione del trasferimento dei crediti «non si scoraggiano le frodi, piuttosto si rallentano, fino a bloccare, le operazioni di acquisto, soprattutto da parte degli operatori finanziari prossimi al raggiungimento della loro capacità di “assorbimento” in compensazione dei crediti stessi». Il decreto correttivo è richiesto anche da Cna per «dare certezza a imprese e cittadini», che ha ricordato che le «spese per lavori edili sono passate da circa 26,5 miliardi del 2020 a circa 53 miliardi di euro nel 2021, con un impulso importante all’economia del Paese».

Insieme al superbonus, le misure per contrastare il caro energia sono finite nel mirino delle imprese: «bene la riduzione degli oneri di sistema per il primo trimestre 2022 in favore delle Pmi - ha osservato la vicepresidente di Confcommercio, Donatella Prampolini-, ma occorre intervenire in modo strutturale: dalla riduzione della dipendenza estera, alla riforma dell’impianto della bolletta elettrica, fino alla compensazione dell’aumento dei prezzi dei carburanti sulla filiera del trasporto e della logistica». Secondo le stime di Confesercenti l’aumento dei beni energetici ha «già causato nel 2021 un aggravio di spesa vicino ai 5 miliardi di euro per le attività del commercio, del turismo e dei servizi» e il 2022 «potrebbe presentare alle imprese un conto altrettanto o più oneroso: sono a rischio 50mila attività economiche e 250mila posti di lavoro». Pur «apprezzando» l’azzeramento degli oneri in bolletta per il primo trimestre 2022, Alberto Frausin, presidente di Federdistribuzione ha evidenziato che «l’incisività di questa misura rischia di essere vanificata da nuovi oneri addebitati in bolletta previsti da gennaio 2022 e relativi al cosiddetto ’capacity payment’ che serve a finanziare le centrali termoelettriche”. Contro «il rischio di chiusura di molte imprese in vari settori, compreso l’agroalimentare, che pur non rientrando negli standard europei di quelli energivori hanno consumi molto elevati» l’Alleanza delle cooperative ha proposto «un’estensione del meccanismo del credito di imposta riservato alle imprese energivore, il differimento temporaneo, senza interessi, nel pagamento delle bollette, la riduzione delle aliquote fiscali sui prodotti energetici, l’avvio di una riduzione strutturale degli oneri di sistema».

Sul fronte sindacale per Gianna Fracassi (Cgil) «siamo di fronte all’ennesimo decreto legge che interviene sull’emergenza senza vincolare con condizionalità le tante risorse pubbliche concesse alle imprese alle garanzie occupazionali». In tema di ammortizzatori sociali la Cisl, per voce di Ignazio Ganga ha criticato la scelta del Governo di «non prorogare la Cassa Covid, inoltre i periodi non utilizzati non sono neutralizzati ai fini delle durate massima come invece prevedeva la cassa emergenziale». Critica ribadita da Tiziana Bocchi (Uil) che considera «sbagliato non prorogare le integrazioni salariali con causale Covid ed escludere alcuni settori, come il tessile, che ancora scontano le criticità pandemiche».

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