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Crema, sindaca indagata per l'infortunio di un bambino all'asilo - La rivolta degli amministratori

Un avviso di garanzia alla sindaca di Crema, Stefania Bonaldi, perché il bimbo si è schiacciato due dita

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di Roberto Iotti

Con queste regole è praticamente impossibile fare il sindaco. È il commento unanime di decine di primi cittadini di grandi città come di piccoli Comuni dopo la notizia di un avviso di garanzia alla sindaca di Crema, Stefania Bonaldi, perché all'asilo un bimbo si è schiacciato due dita in una porta.

«La mia vicenda – spiega Stefania Bonaldi – sia il catalizzatore per affrontare il tema delle responsabilità di noi sindaci».

Veniamo ai fatti, così come li racconta la diretta interessata in una comunicazione al Consiglio comunale di Crema. «Gentili consigliere e consiglieri nel rispetto dell’istituzione che rappresentiamo mi pare doveroso comunicarvi che nella giornata di giovedì 3 giugno mi è stato notificato un avviso di garanzia. Il procedimento scaturisce da un sinistro occorso nello scorso mese di ottobre, presso l’asilo nido di via Dante, quando un bimbo ha subito un trauma da schiacciamento del 3° e 4° dito della mano sinistra. Il bambino ha messo due dita nel cardine della porta tagliafuoco, che si era chiusa automaticamente, le ferite conseguenti hanno richiesto un periodo di cura di circa tre mesi. Fortunatamente, ed è quello che conta di più, senza che vi sia stato un lascito di lesioni permanenti, tanto che il bimbo è tornato a frequentare il medesimo nido comunale di via Dante». In conseguenza del fatto la sindaca viene indagata, assieme ad altre persone in concorso, per «la violazione della Dgr di Regione Lombardia 2929 del 9 marzo 2020, relativa agli asili nido», e cioè sulle responsabilità in fatto di vigilanza e prevenzione nelle strutture.

A Stefania Bonaldi arriva la solidarietà dei colleghi Gori (Bergamo), Merola (Bologna), Sala (Milano), Raggi (Roma), Nardella (Firenze), Pizzarotti (Parma). A cui si unisce quella politica con Letta, Gelmini e Salvini. La voce di tutti i primi cittadini diventa quella del presidente dell’Anci e sindaco di Bari Antonio Decaro. Che spiega: «Lo Stato deve metterci nelle condizioni di fare il nostro lavoro serenamente. Non chiediamo l’immunità o l’impunità. Chiediamo solo di liberare i sindaci da responsabilità non proprie. Così non è più possibile andare avanti». Beppe Sala, sindaco di Milano, si spinge un po’ più in là quando dice «mi aspetto che ci sia anche qualche azione decisa da parte dei sindaci».

Dal caso Appendino a Torino a quello recente dell’ex sindaco di Lodi, Simone Uggetti, assolto dopo anni di calvario giudiziario, sono numerosi i sindaci sotto processo o condannati per responsabilità non oggettive nell’esercizio delle funzioni. Sarà forse anche per questo che la prossima tornata di elezioni amministrative ha già una vincitrice: la carenza di vocazione a vestire la fascia tricolore.

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