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Stipendi dei prof ancora bassi: occhi puntati su cuneo e rinnovo

Per superare l’impasse sul contratto scaduto da oltre tre anni il ministro uscente Bianchi ha aggiunto 300 milioni che portano gli aumenti medi da 90 a 100 euro: la parola passa al nuovo Governo

di Eugenio Bruno e Claudio Tucci

Gli stipendi dei prof italiani sono ancora troppo bassi. A rilanciare un tema appena sfiorato dalla campagna elettorale delle settimane scorse ci pensa l’ultimo rapporto Ocse “Education at a glance 2022”. Da un lato, sottolineando che da noi le retribuzioni degli insegnanti partono a un livello inferiore rispetto agli altri paesi industrializzati e, di fatto, poi progrediscono solo per anzianità. Dall’altro, evidenziando che le loro paghe sono inferiori di quasi un terzo a quelle degli altri lavoratori laureati. Offrendo così una sponda ai sindacati che da mesi chiedono, con il nuovo contratto, un’equiparazione - a parità di titolo di studio - dei livelli stipendiali tra la scuola e le funzioni centrali della Pa. E proprio il rinnovo di un contratto nazionale scaduto da oltre tre anni rappresenta insieme al taglio del cuneo il primo aiuto che il governo Meloni proverà a mettere in campo. Grazie al contributo dell’esecutivo uscente che ha portato a 2,3 miliardi la dote a disposizione.

Le retribuzioni al palo

Il report dell’Ocse, che è stato presentato a Roma lunedì 3 ottobre alla presenza di Fondazione Agnelli e Save the children, dedica un intero capitolo ai livelli retributivi dei docenti; in primo luogo, ripropone il dato (noto) che i loro stipendi sono bassi e poco dinamici, tali da rendere a queste latitudini l’insegnamento una professione poco attraente. Più nel dettaglio, si sottolinea come le retribuzioni nei paesi Ocse vanno in media dai 42mila dollari del livello pre-primario a più di 53.500 delle superiori, mentre in Italia si collocano a livelli inferiori, rispettivamente a 40mila e 46mila dollari. Numeri emblematici, solo in parte attenuati da un monte ore mediamente più basso sia della media Ue sia di quella Ocse.

Senza contromisure il gap stipendiale pare destinato a crescere, se pensiamo che dal 2015 al 2021 la retribuzione media Ocse di un prof di scuola secondaria di I grado è aumentata del 6% laddove Italia ci si è fermati a un +1 per cento. Interessante, inoltre, il confronto comparato fra la retribuzione degli insegnanti e quella degli altri laureati. Nel 2021 in Italia un professore delle medie guadagna il 27% in meno di un lavoratore full-time laureato, mentre nell’Ue la stessa differenza ammonta a -11 per cento.

Le possibili risposte

In attesa di capire se decollerà, o meno, il nuovo embrione di carriera per i prof previsto dal Pnrr su input dell’Ue (un incentivo strutturale, dal 2032, di 5.650 euro per un massimo di 32mila docenti che supereranno tre percorsi formativi triennali), la prima, e più immediata, strada per alzare le retribuzioni dei prof è il rinnovo del contratto nazionale, che interessa circa 850mila insegnanti. Con le tre precedenti manovre sono stati messi sul piatto circa due miliardi di euro. Risorse che garantirebbero un aumento medio lordo di 90 euro per l’intera categoria. Le trattative all’Aran sono partite prima dell’estate, salvo incagliarsi puntualmente sul nodo risorse (oltre che su alcuni aspetti normativi: dalle sanzioni disciplinari all’avvio della nuova formazione continua incentivata). Proprio per tentare di superare l’impasse, il ministro dell’Istruzione uscente, Patrizio Bianchi, vorrebbe devolvere alla contrattazione collettiva nazionale anche oltre 300 milioni previsti per la valorizzazione dei docenti dall’ultima manovra. La mossa, per concretizzarsi, dovrà ricevere il via libera di Funzione pubblica e Mef e portare a un’integrazione dell’atto di indirizzo.

«Noi stiamo lavorando - sottolinea al nostro giornale il presidente dell’Aran, Antonio Naddeo -. Quando arriverà l’integrazione dell’atto d’indirizzo saremo pronti ad accelerare sulla parte economica». Grazie a quei fondi l’asticella degli aumenti potrebbe attestarsi intorno ai cento euro (al netto di ulteriori risorse da inserire nella prossima manovra).

Ma un’altra spinta agli aumenti retributivi potrà arrivare dall’operazione taglio al cuneo. Il governo uscente ha previsto fino a fine anno il taglio complessivo del 2% per i lavoratori con redditi fino a 35mila euro (una buona fetta dei quali sono insegnanti), che in busta paga significano fino a 25-30 euro in più al mese. A sua volta la nuova maggioranza ha già detto di voler confermare l’intervento e iniziare a tagliare strutturalmente il cuneo (solo per replicare nel 2023 il taglio del 2% fino a 35mila euro serviranno 3,5 miliardi).

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