Bocciata la norma anti-sindaci in Puglia
Incostituzionale la legge regionale sui termini entro i quali gli interessati devono dimettersi per rimuovere l’ineleggibilità a presidente e a consigliere regionale
«Irragionevole», «sproporzionata» e «lesiva del diritto all’elettorato passivo». Sono le caratteristiche della norma pugliese anti-sindaci secondo la Corte costituzionale, che l’ha dichiarata illegittima nella sentenza n. 131/2025 (redattore Marco D’Alberti). La norma, infilata all’articolo 219 dell’ultima legge regionale di bilancio, è nata a dicembre scorso con un voto notturno a scrutinio segreto, e si è rivelata subito povera di padri e ricchissima di critici. La regola, che chiedeva ai sindaci intenzionati a candidarsi alle elezioni regionali di dimettersi 180 giorni prima dalla scadenza del consiglio anziché entro 30 giorni dal voto, era finita immediatamente nel mirino degli amministratori locali e, almeno a parole, delle stesse forze politiche del consiglio regionale che ne hanno a più riprese proposto la modifica senza però arrivare all’approvazione. Lo stesso presidente della Regione, Michele Emiliano (Pd), si dice felice del tramonto della «legge inopinatamente votata in consiglio regionale da una maggioranza trasversale».
Ma ora una battaglia parallela prosegue in Campania, dove la legge che impone le dimissioni ai sindaci per candidarsi è stata appena impugnata dal Governo. Nel giudizio interverrà anche l’Anci nazionale, come annunciato ieri in un comunicato in cui l’Associazione sostiene che la norma «lede i principi generali di corretto funzionamento democratico del sistema istituzionale».




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