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Costruzioni, la pandemia abbatte ricavi e margini dei 30 big europei

Webuild unico italiano nella Top 30. Le francesi Vinci e Bouygues con il gruppo spagnolo Acs ai primi tre posti

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di Aldo Norsa

Appena disponibili ufficialmente i bilanci dei 30 maggiori gruppi di costruzioni europei se ne può trarre qualche considerazione, purtroppo ancora sfavorevole per il posizionamento italiano. Premettendo che la sospensione delle attività di cantiere che ha interessato un po' tutti i Paesi l'anno scorso ha causato riduzioni di fatturato per ben 24 gruppi su 30, nell'insieme del campione questo comporta una riduzione dei ricavi 2020 del 7,6 per cento ma, più preoccupante, dell'ebit del 31,1 per cento e dell'utile netto addirittura del 39 per cento. Ma il forte impegno sia a livello europeo che dei singoli Paesi nel finanziare piani di rilancio economico fa presagire un ritorno ai livelli pre-pandemia forse già entro il 2021.

I singoli gruppi
Esaminando i singoli gruppi si nota per prima cosa una forte staticità nel posizionamento in classifica (come è il caso dell'unico italiano al vertice, Webuild, che resta "inchiodato" al 15° posto pur includendo due mesi di fatturato anche di Astaldi), che infatti vede le prime dieci posizioni fossilizzate rispetto all'anno precedente e il podio europeo sempre composto dai francesi Vinci e Bouygues (rappresentato dal proprio pôle construction) separate dallo spagnolo Acs. Nell'ultimo anno avanzano in pochi: lo spagnolo Sacyr (che in Italia è presente come socio del consorzio stabile Sis, guidato da Inc) e soprattutto il tedesco Goldbeck, l'austriaco Swietelsky, e il norvegese AF Gruppen (non nomi di primo piano).

Arretrano invece alcuni marchi noti: soprattutto il belga Besix, meno il britannico Kier, il belga Cfe e il britannico Laing O'Rourke. Per incidenza dell'attività all'estero, non facendo testo né lo spagnolo Acs (che considera estero il mercato domestico del tedesco Hochtief) né l'austriaco Strabag (che analogamente ha il maggior fatturato in Germania con la controllata Strabag, da cui Bauholding mutuò anche il nome), Webuild resta tra i primi 30 gruppi quello più squilibrato all'estero (78 percento). Sarebbe seguito da Skanska il cui estero (76,6 percento) però è in larga misura la "domestica" Scandinavia.

Nell'annus horribilis 2020 gli unici gruppi in perdita (in ordine di gravità) sono lo spagnolo Ferrovial, il britannico Kier, l'olandese Royal Bam, lo svizzero Implenia, l'austriaco Porr. I maggiori utili sono quelli del francese Vinci, lo svedese Skanska, il francese Eiffage, lo spagnolo Acs e l'austriaco Strabag (unico a lavorare direttamente in Italia ma con impegno decrescente). Si nota anche che l'incertezza congiunturale ha bloccato ogni nuova operazione m&a (merger and acquisition) con l'unica eccezione di Webuild-Astaldi (in concordato preventivo) peraltro ritardata di un anno rispetto agli originari annunci di Progetto Italia.

Italia al nono posto tra i sistemi Paese
L'Italia come detto è rappresentata in questa classifica da un unico gruppo, ponendola a un poco edificante nono posto per fatturato (5 miliardi) dietro a Paesi che non possono contare su rilevanti mercati interni come Paesi Bassi (due gruppi che fatturano 13,2 miliardi), Norvegia (due gruppi, 6,2 miliardi) e Belgio (due gruppi, 5,9 miliardi) e davanti alle sole Svizzera (3,7 miliardi), Germania (3,5 miliardi) e Finlandia (3,1 miliardi), tutte con un solo gruppo in classifica (ma tenendo conto che Hochtief e Strabag, come si diceva "battono bandiera" straniera). La Francia si conferma al primo posto grazie a quattro gruppi (di cui tre tra i primi quattro) che sommano una cifra d'affari 2020 di 89,8 miliardi seguita da Spagna che, nonostante la maggior rappresentanza (sei), si ferma a 60,7 miliardi, Svezia (tre gruppi, 26,4 miliardi), Austria (tre gruppi, 22,2 miliardi) e Gran Bretagna (quattro gruppi, 19,4 miliardi).

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