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Infermieri, dopo due anni ancora fermi i premi Covid

Fatica a sbloccarsi il contratto 2019/21 dei 544mila dipendenti della sanità

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di Gianni Trovati

Fatica a sbloccarsi il contratto 2019/21 dei 544mila dipendenti della sanità, fra cui i 277mila infermieri che aspettano l’arrivo in busta paga del «premio Covid». Il premio, sotto forma di aumento stabile in busta paga, ha rappresentato una delle bandiere della prima legge di bilancio in pandemia, quella di fine 2020 costruita dal governo Conte-2, ed è stato pensato per riconoscere economicamente il ruolo di prima linea svolto dagli infermieri nella lotta al virus. Ma da due anni a questa parte l’indennità, quantificata nell’ipotesi di contratto in un range da 62,81 a 72,79 euro lordi al mese a seconda dell’inquadramento, è rimasta lontana dai cedolini, dove arriverà appunto solo con l’entrata in vigore del contratto. Nei giorni scorsi il ministero dell’Economia è tornato a inviare all’Aran richieste di chiarimenti su più aspetti della preintesa firmata il 15 giugno, fra cui i meccanismi di carriera degli operatori sanitari e altre misure di spesa. A quasi tre mesi dall’accordo, insomma, la strada non sembra ancora spianata e a meno di un colpo di reni immediato vacilla l’obiettivo di una firma finale entro settembre. Prima di quel traguardo, infatti, oltre al via libera della Ragioneria e della Corte dei conti serve il passaggio in consiglio dei ministri per l’autorizzazione all’ok definitivo. Solo dopo scatteranno aumenti, stimati dal governo in circa 175 euro lordi medi al mese, arretrati e premio.

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