Appalti

L’Acquedotto Pugliese investe 2 miliardi per potenziare la rete

di Jacopo Giliberto

Oltre a impianti e tecnologie sono in programma anche 635 nuove assunzioni

Due miliardi di investimenti nei prossimi quattro anni per dare più acqua potabile ai pugliesi, per produrre energia pulita e per dare una soluzione a quei rifiuti insopportabili ma utilissimi che ogni acquedotto produce in quantità, cioè i fanghi di depurazione. Ma il potenziamento si fa anche con le persone, e per questo sono in programma 635 assunzioni.

Questi sono alcuni degli obiettivi che l’Acquedotto Pugliese si è dato nel nuovo piano industriale al 2026 che verrà ufficializzato a giorni.

L’Acquedotto Pugliese è da un secolo la più grande infrastruttura unitaria di adduzione e distribuzione di acqua in Europa, ed è una delle maggiori società acquedottistiche; oggi è una Spa controllata al 100% dalla Regione Puglia. Il presidente è Domenico Laforgia, docente di ingegneria e già rettore dell’Università del Salento.

Le priorità del piano strategico al 2026 sono la tutela della risorsa idrica, con l’obiettivo di ricuperare 44 milioni di metri cubi d’ acqua; l’attivazione di un sistema di economia circolare per gestire 130mila tonnellate di fanghi; dotare l’acquedotto di altra energia propria per produrre 90 milioni di chilowattora al 2026 con un ricorso alle fonti rinnovabili: l’industria dell’acqua ha una fame importante di energia.

Il piano di investimenti

Per realizzare il piano industriale sono previsti investimenti per 2.031 milioni di euro di cui la maggior parte (oltre l’85%) dedicata a migliorare la qualità del servizio ai clienti, a ridurre le perdite di acqua e a dotarsi di nuove tecnologie per depurare le acque dopo l’uso.

Un esempio pratico. L’obiettivo di risparmiare 44 milioni di metri cubi d’acqua nel periodo del piano industriale è come soddisfare per altri 44 giorni ciascuno dei 4 milioni di cittadini serviti dall’Acquedotto Pugliese.

Contatori intelligenti

Per essere realizzato, il piano industriale ha bisogno di tre strumenti. Il primo è la capacità di investire, di trasformare le idee in azioni per arrivare a realizzare il 100% dei progetti anche tramite delivery unit da istituire per i progetti più critici. Il secondo strumento è la conoscenza; si tratta di digitalizzare la rete e i processi, di completare la control room e di allacciare altri 400mila contatori intelligenti. Infine, lo strumento più importante: l’uomo. Verranno rafforzate le competenze tramite la formazione ma anche con un piano di assunzioni di circa 635 persone, di cui 227 nuovi addetti entreranno al lavoro già entro la fine di quest’anno.

Un dissalatore per Taranto

Il servizio potrà migliorare con un aumento della “ridondanza” della rete, cioè affiancando più strumenti e infrastrutture; sarà potenziato l’acquedotto del Sinni Potabile e si cercheranno nuove fonti di approvvigionamento — e in questo caso il termine fonti è letterale — come l’avvio dell’impianto di dissalazione dalla sorgente salmastra del fiume Tara a Taranto. All’economia circolare sono destinati circa il 10% degli investimenti ed entro il 2023 dovrebbe essere potenziato l’impianto di compostaggio Aseco specializzato nel trattamento e ricupero dei rifiuti organici e saranno avviati i lavori per nuovi impianti di trattamento fanghi a Foggia e Lecce. Capitolo energia: sono in programma nuovi impianti di autoproduzione da fonti rinnovabili con la realizzazione di 136 parchi fotovoltaici.

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