Progettazione

Pisa, guarda al futuro il Polo di Heliopolis 21 intitolato alla Memoria

di Francesca Oddo

In breve

Il complesso è firmato dallo studio fondato da Alessandro Melis, curatore del Padiglione Italia della Biennale di Venezia

Potrebbe riaprire a breve il nuovo «Polo didattico della Memoria San Rossore 1938» di Pisa, inaugurato nel febbraio nel 2020 e subito chiuso per il lockdown. Tuttavia nel corso di questo anno funestato dalla pandemia da Coronavirus c'è stata un'altra occasione durante la quale è stato aperto, quella relativa al conferimento della Laurea Honoris Causa in Scienze per la pace a Liliana Segre. Il nome del polo si lega a quello della tenuta di San Rossore a Pisa dove, il 5 settembre del 1938, il re Vittorio Emanuele III firmò i documenti sulle leggi razziali.

Frutto di una gara pubblica indetta dall'Università di Pisa nel lontano 2007, il complesso porta la firma dello studio Heliopolis 21 con base a Pisa e a Berlino, di cui è socio fondatore Alessandro Melis, curatore del Padiglione Italia alla prossima Biennale di Architettura di Venezia. Per questo progetto Heliopolis 21, che da anni vanta importanti collaborazioni come quella con gli austriaci di Coop Himmelblau, ha lavorato insieme allo svizzero Roger Diener.

Una vista nottunrna dell'edificio
Foto: Andrea testi

Ci sono voluti molti anni perché il Polo vedesse la luce e ciò è dovuto in buona parte al fatto che il terreno sul quale insiste, originariamente di proprietà di un'azienda farmaceutica, ha richiesto un profondo lavoro di bonifica.

Costato 6 milioni e 200 mila euro e realizzato con Iti impresa generale di Modena, il Polo si articola su una superficie di oltre 3 mila metri quadrati e presenta quattro volumi interconnessi tra loro con altezze e funzioni differenti: aule dell'area umanistica, laboratori dell'area biologica, vestibolo di ingresso, auditorium. Il polo accoglie anche il "Giardino della Memoria", aperto alla comunità cittadina.

Il «Polo della Memoria» visto da uno spazio esterno
Foto: Andrea Testi

Situato nel centro storico di Pisa, incastonato tra le mura duecentesche e la Torre pendente, il nuovo polo didattico presenta un involucro autoportante in cemento armato a basso impatto energetico.

L'attenzione per le risorse naturali è certamente uno degli aspetti più significativi dell'intervento che presenta un apparato di recupero delle acque piovane per l'irrigazione del giardino di corte, l'installazione di erogatori plastic-free d'acqua pubblica, uno sperimentale sistema geotermico misto con 3 pozzi (a 160 metri nel sottosuolo) e 38 sonde (a 110 metri nel sottosuolo) che alimentano due pompe di calore separate. A ciò va aggiunto un sistema di illuminazione intelligente, la cui intensità è regolata in base alla luce naturale attraverso fotosensori e schermature solari domotiche. Tradotto in numeri, il Polo -edificio pubblico a emissioni quasi zero- eviterà l'emissione di 89 tonnellate di CO2 all'anno.

Un interno del progetto
Foto: Andrea Testi

Dal linguaggio rigoroso e sobrio, il Polo risponde a una serie di questioni urbane che sono anche sociali, per esempio il "diritto alla città" che si lega a quello di "resilienza" - come li definiscono gli autori del progetto - e cioè la possibilità per la comunità di riappropriarsi e di tornare a vivere uno spazio per troppo tempo dimenticato grazie a un virtuoso processo di rigenerazione urbana.

Una delle aule del complesso
Foto: Andrea Testi
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