Presentato il X Rapporto sulle libere professioni in Italia: numeri e redditi in crescita
Il documento a cura dell’Osservatorio sulle libere professioni. Reddito medio 44.213 euro, ma cala il potere d’acquisto e il gender pay gap è ancora molto ampio. Natali (Confprofessioni): «si va verso una maggiore strutturazione»
Nel 2024 i liberi professionisti in Italia sono 1,378 milioni, pari al 5,8% degli occupati e al 27,1% del lavoro indipendente. L’Italia si conferma così tra i Paesi europei con la più alta presenza di professionisti, che rappresentano oltre un quinto degli indipendenti nell’Unione europea. Emerge dal X Rapporto sulle professioni in Italia, a cura dell’Osservatorio delle libere professioni, che è stato presentato questa mattina a Roma nel convegno promosso da Confprofessioni su “Identità in transizione - Le professioni intellettuali tra mercati, algoritmi e territori”. Il rapporto evidenzia in particolare l’incremento dei liberi professionisti all’interno del lavoro indipendente, “che ne rappresentano una quota sempre più rilevante”. Dopo la pandemia, il comparto ha ripreso a crescere: +0,8% tra il 2022 e il 2023 e +1,3% tra il 2023 e il 2024. Nell’ultimo decennio l’aumento è stato dell’8%, “una performance migliore rispetto ad altre forme di lavoro autonomo”, sottolinea il rapporto. “Tuttavia - aggiunge lo studio - i livelli restano ancora inferiori al periodo pre-Covid, con un calo del 3,4% rispetto al 2019”. La crescita è trainata dai professionisti con dipendenti, saliti al 17,6% del totale (erano il 14,2% nel 2019), mentre i professionisti individuali calano (-7,2% negli ultimi cinque anni). Dal 2014, il Mezzogiorno registra gli incrementi più intensi (+17,7%), seguito dal Centro (+11,3%), mentre il Nord Ovest resta stabile (-1,0%) e il Nord Est cresce moderatamente (+3,8%). Sul piano settoriale, prevalgono le attività scientifiche e tecniche (48,3%) e quelle sanitarie e sociali (17,6%), entrambe in calo nell’ultimo quinquennio. Crescono invece i comparti legati alla trasformazione economica: costruzioni (+54,4% dal 2019) e attività artistiche e culturali (+21,1%). Nel 2024 le professioni intellettuali e ad alta specializzazione rappresentano il 56,7% del totale, seguite dalle tecniche (32,5%).
Il volto delle professioni cambia anche sul piano sociodemografico: le donne sono salite a 510 mila (+19,9% in dieci anni), portando la loro quota al 37% del totale, con punte del 40% nel Nord Ovest. Restano però minoranza negli ambiti tecnici e finanziari (21-24%). Il settore invecchia: gli over 55 passano dal 28,3% al 37,8% tra gli uomini e dal 13,6% al 22,5% tra le donne. Resta forte il divario di istruzione: nel 2024 il 78,2% delle professioniste è laureata, contro il 59,6% degli uomini. Sul fronte dei redditi, tra il 2010 e il 2023 si registra una crescita nominale del 18,6% (da 37.284 a 44.213 euro), ma in termini reali una perdita del 5,4%, pari a oltre 2.000 euro annui di potere d’acquisto. Il gap di genere è marcato: gli uomini dichiarano 54.480 euro, le donne 29.051 (il 53% rispetto ai colleghi). Purtroppo il trend degli ultimi anni vede accrescere il divario tra redditi degli uomini e redditi delle donne, dimostrando che in termini di pari opportunità c’è ancora molta strada da compiere. Le perdite più forti colpiscono le fasce centrali e mature, con riduzioni fino al -24,6% tra i 61-70 anni. Rimane ampio il divario reddituale generazionale: il che suggerisce che andrebbero messi in campo strumenti volti a migliorare le condizioni di accesso alle libere professioni. Forte la polarizzazione tra categorie: attuari al vertice con oltre 106 mila euro, seguiti dai commercialisti con 88 mila. Cresce la platea degli iscritti alla Gestione Separata Inps (+68,4% dal 2015 al 2024), ma i redditi medi, pur saliti nominalmente a 21.380 euro, calano del 12,1% in termini reali.
Dai risultati di un sondaggio svolto dall’Osservatorio di Confprofessioni emerge come “l’intelligenza artificiale sia ormai entrata stabilmente nell’attività quotidiana di molti professionisti: il 58,2% dichiara di impiegarla in modo frequente, il 25,4% la utilizza solo occasionalmente e solo il 16,4% non la usa”. E “le differenze tra categorie sono evidenti: le professioni economiche e tecniche mostrano le quote più elevate di utilizzo frequente (oltre il 60%), mentre l’impiego è molto più contenuto nelle professioni sanitarie e culturali, dove cresce anche la quota di non utilizzatori”. “L’adozione - aggiunge il documento - è più diffusa tra i professionisti giovani e nelle regioni del Nord; inoltre risulta più intensa nelle strutture professionali di dimensione maggiore, dove l’organizzazione del lavoro favorisce l’integrazione di strumenti digitali”.
“Il Rapporto ci dice chiaramente che il mercato spinge verso attività più organizzate e studi di dimensione maggiore: crescono i professionisti datori di lavoro e arretrano gli individuali, un segnale inequivocabile della direzione che stiamo prendendo”, commenta il presidente di Confprofessioni Marco Natali. “Allo stesso tempo - sottolinea - aumenta la presenza delle donne nelle libere professioni, oggi il 37% del totale con punte del 40% nel Nord Ovest. È un cambiamento importante, che arricchisce il comparto e che dobbiamo sostenere, anche per ridurre i divari di reddito e valorizzare il capitale umano femminile”.
«Dopo la contrazione della fase pandemica, le libere professioni sono tornate a crescere, ma in modo selettivo», ha sottolineato il direttore Nannicini. «La ripresa è trainata soprattutto dai settori che hanno beneficiato degli investimenti pubblici e dalle attività più strutturate, mentre permangono differenze rilevanti tra comparti e profili. I dati del Rapporto descrivono identità professionali in transizione, esposte alle grandi trasformazioni del nostro tempo – dal cambiamento demografico alla rivoluzione digitale, dall’instabilità geopolitica ai vincoli del quadro macroeconomico. Per questo il lavoro professionale va considerato una componente strutturale del sistema produttivo e le politiche pubbliche devono fondarsi su dati solidi e analisi rigorose: non si governa ciò che non si conosce».







