Rinnovi contrattuali, alte professionalità per garantire profili più adeguati al cambiamento
Per il salario accessorio sarà necessario valorizzare le indennità per la performance
Ripristino delle alte professionalità, revisione dell'ordinamento professionale con ampliamento delle progressioni verticali o di altre forme di sviluppo professionale, disciplina del lavoro agile e valorizzazione della formazione e del welfare integrativo: sono queste le principali caratteristiche dei contratti collettivi nazionali di lavoro dei dipendenti pubblici per il triennio 2019/2021, sulla base della specifica direttiva all'Aran impartita dal Governo tramite il Dipartimento per la Funzione Pubblica (si veda NT+ Enti locali & edilizia del 20 aprile) . Tale direttiva dovrà essere integrata per il personale delle funzioni locali e regionali, della sanità e della istruzione da analoghi documenti che devono essere varati dai comitati di settore.
Si prevede in primo luogo l'istituzione delle alte professionalità: posizione che nel comparto delle funzioni locali era stata istituita dal contratto del 22 gennaio 2004 e che è stata superata da quello del 21 maggio 2018, che ne ha fatto una delle due tipologie di posizione organizzativa. Con questi incarichi si dovranno valorizzare lo svolgimento di attività organizzative e gestionali da parte di dipendenti che sono collocati in posizione apicale e che sono in possesso di titoli di studio universitari e di specifiche competenze, tra le quali può essere compresa l'iscrizione ad albi professionali.
L'istituzione di questa nuova posizione costituisce un tassello della revisione dell'ordinamento professionale, che dovrà interessare tutto il personale dipendente, compresi quelli che sono inquadrati nei livelli più bassi. In questo modo si dovranno avere profili professionali più adeguati al cambiamento dei compiti e dei metodi di lavoro delle amministrazioni pubbliche e si dovranno consentire percorsi di sviluppo professionale per i dipendenti delle Pa, come ad esempio ripristinare su basi più ampie le progressioni verticali.
Per la disciplina del lavoro agile si chiarisce che esso non costituisce un diritto dei dipendenti, che le scelte organizzative appartengono alla sfera delle attribuzioni delle amministrazioni e che la sua attivazione è finalizzata sia alla migliore conciliazione dei tempi di vita e di lavoro e al miglioramento del cosiddetto benessere organizzativo sia al miglioramento della qualità e quantità dei servizi erogati e della efficienza della macchina burocratica. Viene in particolare dettato l'indice dei temi che devono essere disciplinati dalla contrattazione collettiva, tra cui si segnalano soprattutto il diritto alla disconnessione al termine dell'orario, la previsione di fasce di contattabilità obbligatorie, l'adattamento della disciplina dei permessi e delle assenze.
La direttiva impegna i contratti a valorizzare la formazione e l'aggiornamento professionali, che non devono essere considerati come una voce di costo, ma come un investimento strategico. E impegna gli enti a puntare, in particolare nella contrattazione decentrata integrativa, alla attivazione degli istituti di welfare integrativo.
Sul terreno delle relazioni sindacali i contratti collettivi dovranno altresì prevedere che le trattative per i rinnovi contrattuali siano unitarie, si occupino cioè di tutte le scelte ad esse rimesse e che si eviti la contrattazione «a foglia di carciofo», spezzettata cioè su singole materie. Si dovranno valorizzare gli organismi paritetici per l'innovazione.
Con riferimento al trattamento economico accessorio viene ribadita la necessità di valorizzare le indennità per la performance, collegandola ancora più strettamente alla valutazione meritocratica. Il trattamento fondamentale dovrà infine comprendere anche l'assorbimento della indennità di vacanza contrattuale attivata dalla legge di bilancio 2019 e del consolidamento dell'elemento perequativo disposto dalla stessa disposizione.







