Progettazione

Servizi di progettazione, partecipazione aperta anche a fondazioni e società no profit

Modifica al codice appalti nell'emendamento al Ddl europea approvato alla Camera

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di M.Fr.

(articolo aggiornato alle ore 19:50)
Allargamento della concorrenza nei servizi di ingegneria e progettazione, con possibilità di partecipare alla gare anche a enti no profit, in ottemperanza alla sentenza della Corte di giustizia europea del giugno 2020. La novità arriva con un emendamento firmato della relatrice del ddl di legge europea che la Camera ha licenziato e trasmesso al Senato. L'emendamento è stato approvato in Commissione Politiche dell'Unione europa. La modifica normativa interviene sul codice appalti aggiungendo all'elenco dei soggetti qualificati per svolgere servizi di ingegneria e architettura dell'articolo 46 anche la lettera «d-bis) altri soggetti abilitati in forza del diritto nazionale a offrire sul mercato servizi di ingegneria e di architettura;». Nel medesimo emendamento si prevede che gli stessi soggetti possano partecipare in raggruppamento temporaneo. Infine, gli enti no profit vengono inclusi tra quelli per i quali «per i primi cinque anni dalla costituzione, ai fini della partecipazione alle procedure di affidamento di cui al comma 1, il possesso dei requisiti economico-finanziari e tecnico-organizzativi richiesti dal bando di gara può essere documentato anche con riferimento ai requisiti (...) dei direttori tecnici ovvero dei professionisti dipendenti con rapporto a tempo indeterminato».

Durissimo il commento arrivato da Fondazione Inarcassa che giudica la novità un «terribile errore» e si aspetta «una concorrenza sleale e non qualificata». «Se passa la modifica all'art. 46 del codice degli appalti - fa sapere in una nota il presidente della Fondazione Franco Fietta - ci ritroveremo gli enti no profit e le fondazioni a partecipare alle gare di affidamento dei servizi di ingegneria e architettura senza alcuna garanzia economica e professionale per la parte pubblica, si tratta di enti nati con scopi ben diversi dal fornire servizi progettuali e per questo estremamente favorite in ambito fiscale». «Così - aggiunge - rischiamo di impoverire la nostra professione e di favorire una trasformazione degli operatori economici, già oggi abilitati a prestare i servizi di architettura e ingegneria, in enti no profit. E questo avverrà per cogliere una mera opportunità fiscale di vantaggio, con una evidente moltiplicazione dei casi di elusione se non addirittura di evasione fiscale».

«Pensiamo - ricorda Fietta - che la modifica sia finalizzata a recepire gli indirizzi della sentenza della Corte di giustizia europea di giugno 2020, "che interpreta l'art. 46 del codice appalti in senso ampio e cioè volto a includere più soggetti abilitati a prestare i servizi di architettura e ingegneria, compresi gli enti no profit e le fondazioni. È giusto però ricordare che questi enti, per loro stessa natura, non possono condurre attività in grado di generare profitto. Così rischiamo di far competere enti del terzo settore, per i quali l'utile non è necessario, con i soggetti del secondo settore che invece devono dimostrare la congruità degli utili, a pena di esclusione per anomalia e inaffidabilità, una contraddizione inaccettabile. Ma ancora, non hanno strutture organizzative ed economiche adeguate ad affrontare contratti pubblici nel campo dei servizi di progettazione».

« Infine - conclude il presidente di Fondazione Inarcassa - c'è la questione tutt'altro secondaria della responsabilità professionale in caso di danni. Restano in piedi troppe criticità. Senza un bilanciamento della norma, si rischia di penalizzare e discriminare gli operatori economici già abilitati ai sensi dell'art. 46. Se veramente necessario, occorre pensare ad una riforma delle gare di appalto relative ai servizi tecnici. Serve allora un meccanismo di equilibrio della partecipazione degli enti no profit alle gare di appalto, introducendo la richiesta di requisiti specifici e adeguati obblighi fiscali e previdenziali, che garantiscano la par condicio tra enti del terzo settore e noi operatori economici del secondo settore».

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