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Sblocca-cantieri/2. Spunta la norma per blindare la revoca delle concessioni autostradali

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di Gianni Trovati

Nel complicato lavorio intorno allo sblocca-cantieri spunta una nuova idea per blindare la revoca delle concessioni autostradali. Tramontata l’ipotesi di passare attraverso il controllo preventivo della Corte dei conti, la nuova strada punta a un parere, sempre preventivo, da parte dell’Avvocato generale dello Stato. Con quel parere, si legge nel testo dell’emendamento, sarebbero «in ogni caso escluse» la colpa grave «e ogni conseguente responsabilità» che potrebbero nascere «da decreti che determinano la cessazione anticipata, per qualsiasi ragione, di rapporti di concessione autostradale».

Il testo è nato nelle stanze di Palazzo Chigi ma a quanto risulta incontrerebbe un secco «no» da parte di Giancarlo Giorgetti, che alla presidenza del consiglio occupa il ruolo chiave di sottosegretario. Segno che il dualismo Lega-M5s continua a regnare anche nel palazzo del governo, teatro ieri mattina dei vertici paralleli del premier Conte con i suoi due vice Salvini e Di Maio. Al punto che l’emendamento, nato come governativo, è poi stato derubricato a parlamentare, anche se a firma dei due relatori Agostino Santillo (M5s) e Antonella Faggi (Lega). E ha acceso l’ennesima battaglia fra i due litigiosi partner di governo, insieme alla reazione immediata della Corte dei conti.

«La norma solleva fondati dubbi di costituzionalità», scrive in una nota l’associazione dei magistrati contabili, «genera una preoccupante alterazione degli attuali equilibri ordinamentali» e finirebbe per generare un caos. A quanto risulta al Sole 24 Ore lo sa bene lo stesso Avvocato generale, sorpreso da una mossa che finirebbe per inghiottirlo nel rischio concreto di un conflitto con la Corte dei conti. Un pasticcio, con dentro un messaggio non proprio favorevole agli investitori sulla certezza delle regole in Italia.

La genesi politica della questione è evidente. I M5S, con il ministro delle Infrastrutture Toninelli in testa, hanno minacciato a più riprese la revoca delle concessioni autostradali. Ne hanno fatto una bandiera all’epoca della tragedia del Ponte Morandi. E la stessa minaccia è stata agitata davanti a Strada dei Parchi, la concessionaria della Roma-L’Aquila guidata dal gruppo Toto, per lo stato di manutenzione dei viadotti prima e nelle settimane del rischio chiusura del traforo del Gran Sasso poi.

Alle parole non sono mai seguiti i fatti. Non solo per le voci di un coinvolgimento di Atlantia, proprietaria di Autostrade per l’Italia, nel salvataggio di Alitalia, altra operazione sospesa in attesa di una soluzione che non arriva. Ma anche per la complessità tecnica della questione: per chiudere in anticipo concessioni che muovono miliardi ci vogliono argomenti solidi, le battaglie di carta bollata sono una certezza più che un rischio e nessun dirigente ministeriale sarebbe disposto a rischiare una maxi-contestazione di danno erariale. Che si paga personalmente.

Di qui l’idea di un ombrello preventivo, sempre contrastata dalla Lega. Ma oltre che politico il problema è pratico. Perché una norma del genere rischia di raddoppiare gli ostacoli che vorrebbe rimuovere. Portando sul banco degli imputati in Corte dei conti anche l’Avvocato dello Stato oltre al dirigente ministeriale chiamato a firmare lo stop alla concessione. Lo spiega la stessa magistratura contabile, in un linguaggio sorvegliato, ma chiaro. «La rilevanza dell’eventuale parere rispetto alla specifica fattispecie di danno dovrebbe comunque formare oggetto di valutazione da parte della Procura contabile prima e poi, eventualmente, del collegio giudicante della Corte dei conti». Perché non si può negare preventivamente per legge l’esame della Corte su atti a rischio di danno erariale.

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