Imprese

«Bulimia normativa, il male italiano che mette a rischio Superbonus e Pnrr»

di Edoardo Bianchi (*)

In breve

INTERVENTO. «Ogni governo promette di sforbiciare il carico di regole obsolete e di non crearne di nuove se non di semplice applicazione: nulla di più disatteso

Quanto sta accadendo in queste ultime settimane in materia di bonus edilizi (50/90/110) non ci lascia grandi speranze che questo Paese possa mai guarire dalla enorme metastasi che lo pervade. Non ci riferiamo tanto al merito dei provvedimenti quanto al metodo.
Sarà, forse, più facile impiegare le risorse del Pnrr che portare a compimento quelle riforme necessarie ad un recupero di un seppur minimale funzionamento della macchina amministrativa e di un reale decollo delle necessarie partnership pubblico/privato.
Qualche settimana or sono Italia Decide ha pubblicato una accurata ricerca dal titolo «Tutti all'opera» dove, tra l'altro, venivano esaminate le cause principali che affliggevano il mercato dei contratti pubblici sia dei lavori, che delle forniture e dei servizi.

Cause che, è bene ribadirlo, determinavano a cascata un arretramento non solo in termini di servizi e qualità della vita ma anche di appetibilità per il nostro Paese di investitori esteri.Tutti gli osservatori, da tempo, sono d'accordo nell'individuare nella ipertrofia normativa, non solo nel campo delle opere pubbliche, una delle principali cause di ingessamento della vita quotidiana del nostro Paese. Ad ogni cambio di governo, come Ance abbiamo registrato dal 1994 impegni ed auspici in tal senso da tutte le massime autorità del Paese, assistiamo all'immancabile promessa di sforbiciare le troppe norme non più attuali e di non crearne di nuove se non semplici ed immediate quanto ad applicazione.

Nulla di più disatteso. Italia Decide ha individuato alcune ricorrenti anomalie, sotto un profilo regolatorio, che caratterizzano il rapporto pubblico/privato: incertezza normativa - interventi mutevoli della giurisprudenza - moltiplicazione delle fonti di diritto - incerta efficacia giuridica della cd. soft regulation - orientamenti contraddittori della giurisprudenza - gold plating - tecnica legislativa di cattiva qualità - continue sospensioni, proroghe ed emendamenti del corpo normativo vigente.

Nel settore dei lavori pubblici, come Ance, abbiamo editato un pubblicazione dal titolo «Mille ed una norma» nella quale abbiamo registrato un intervento modificativo della norma vigente in ragione di circa 2 volte al mese in ognuno dei 300 mesi degli ultimi 25 anni. Nella disciplina dei contratti pubblici abbiamo sempre creduto che servisse tempo per portare a compimento questo lavoro di ripulitura atteso la complessità e la storicità della materia su cui si interveniva.Siamo stati ingenui.Anche quando siamo al debutto di una misura, l'ecosistema normativo diventa rapidissimamente ipertrofico, con ripensamenti continui e puntualizzazioni successive senza fine. Ecco perché.

Nel giugno 2020 è stato convertito in legge il Dl Rilancio che contemplava al proprio interno la disciplina relativa al "super eco sisma bonus 110"; solo per inciso ricordiamo che le risorse impegnate sono danari pubblici sotto forma di crediti fiscali pluriennali.Si badi bene vi erano alcune specificità che avrebbero dovuto rendere più semplice la sua attuazione da un punto di vista pratico e la sua regolamentazione da un punto di vista normativo perché non vi era alcun "corpo normativo pregresso" che ne condizionava la disciplina.Ebbene dalla estate 2020 ad oggi è stato un profluvio di interventi, nuove regolazioni, modifiche, integrazioni, cambi di validità temporali, correzioni, pronunce di organismi centrali e periferici dello Stato che ne disciplinavano la fruizione di cui neppure la intelligenza di Archimede Pitagorico combinata alla scienza giuridica di Ulpiano avrebbero potuto tenere testa a cotanta produzione.In poco meno di 18 mesi abbiamo registrato ben oltre 1000 interventi, di vario rango, che spiegavano al povero fruitore come poteva accedere ai vari bonus; abbiamo registrato:

- Pronunce della Agenzie delle entrate nelle sue varie articolazioni centrali/regionali/provinciali
- Interpellanze parlamentari e risposte del Mef
- Decreti attuativi che definivano, tra l'altro, modulistiche e requisiti
- Pareri del Consiglio superiore dei lavori pubblici
- Faq dell'Enea
- Decreti del Mise e del Mit
- Previsioni nella legge di Bilancio.

Ovviamente non tutte le "pronunce" sopra richiamate avevano un medesimo ed univoco filo conduttore, anzi quello che emerge è un quadro assolutamente mutevole dove la unica certezza è la indeterminatezza della disciplina invocabile.

La considerazione, amara, che emerge è chiara. Se anche un provvedimento assolutamente nuovo (giugno 2020), che non sconta quindi precedenti storiche discipline, viene da subito afflitto dalla consueta schizzoide ipertrofia regolatoria quale probabilità avremo di affrontare la fase post covid con mezzi e strumenti diversi? Veramente pensiamo, passata la sbornia delle risorse europee (che dovremo in parte restituire), di poter riprendere la vita ordinaria con le medesime regole di ingaggio ante pandemia? Quanto al merito, non è questa la sede, e solo per inciso ricordiamo che negli ultimi mesi il bonus 110 è stato l'unico intervento, su base nazionale, che ha realmente riattivato il mercato del lavoro in edilizia; necessitava di ripuliture ma non di continue modifiche peraltro sempre parziali ed a tempo.

Quello qui trattato non è un discorso per elite annoiate ma un tema che incide sul mercato del lavoro e sul futuro del nostro Paese; su come debbono organizzarsi le aziende in un arco tempo temporale di breve/medio periodo. Non vorremmo infatti trovarci davanti all'eterno ritorno, dove tutto all'apparenza è in movimento ma in realtà è immobile, come i mascheroni barocchi da secoli spalancati in oscene boccacce sotto i balconi di Catania.

Il percorso non è in discesa e vi sono mediazioni in cui il prestigio di Ance è speso quasi ogni giorno per ottenere, non diciamo un risultato, ma almeno la speranza che tale risultato sarà raggiunto in un prossimo futuro.Qualche giorno or sono il Premier Draghi ha affermato che «la ripresa di un Paese, più che mai in questo delicato momento, poggia sulla collaborazione e sullo sforzo sinergico di tutti i poteri e le istituzioni che devono essere in grado di accompagnare l'evoluzione della società, rispondendo alle esigenze di rilancio dell'economia …». Perché tutto ciò sia possibile non rimandiamo ulteriormente in la nel tempo la esigenza di dare certezza al Paese con poche norme che siano durevoli oltre il calare del sole. Il tempo stringe ed è necessario, non solo per il Pnrr, che il Legislatore si faccia carico concretamente, con responsabilità di un nuovo modo di legiferare, pensare di sfidare il futuro con gli strumenti del passato sarebbe dissennato.

(*) Vicepresidente Ance con delega alle opere pubbliche

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