Urbanistica

Superbonus, solo imprese certificate Soa per i lavori superiori a 516mila euro

Obbligo dal 1° gennaio 2023, nei primi sei mesi basterà la domanda di attestazione. Buia: principio ok, ma tempi lunghi e soglia alta

immagine non disponibile

di Giorgio Santilli

Soltanto imprese edili certificate con l’attestato Soa potranno realizzare i lavori del Superbonus. A prevedere questa rivoluzione che trasferisce sull’edilizia privata la qualificazione oggi vigente solo per i lavori pubblici, è un emendamento approvato domenica notte dalle commissioni Finanze e Attività produttive del Senato al decreto legge taglia prezzi. Il decreto da oggi sarà in Aula a Palazzo Madama.

Il nuovo regime di qualificazione avrà però due vincoli che in buona parte annacquano la novità: scatterà dal 1° gennaio 2023 (ma entrerà a pieno regime dal luglio 2023) e varrà solo per lavori di importo superiore a 516mila euro. Durante il periodo transitorio dal 1° gennaio al 30 giugno 2023 chi vorrà sottoscrivere contratti di appalto o di subappalto potrà farlo avendo firmato un contratto con una Soa per avviare il procedimento di attestazione.

Il principio contenuto nell’emendamento è fortemente innovativo: fino a oggi era stato applicato solo nella ricostruzione delle abitazioni del cratere del terremoto del centro Italia, dove però il finanziamento statale è diretto, in forma di contributo e non di sconto fiscale. La nuova misura mira anzitutto a contrastare il far west che si è scatenato con gli incentivi del Superbonus, in un mercato dove si affiancano soggetti fortemente strutturati a soggetti estremamente polverizzati e senza alcuna attestazione di affidabilità e di organizzazione degna di un’impresa edile.

Basti ricordare quanto denunciato dal Sole 24 Ore il 28 gennaio scorso con uno studio dell’Ance: 11.563 imprese neonate in sei mesi nel settore dell’edilizia e affini (Codice Ateco 41 e 43) con la sola iscrizione alla Camera di commercio. E solo il 39% degli imprenditori che hanno costituito le nuove imprese possono vantare un’altra attività in edilizia o una precedente esperienza imprenditoriale fatta nel settore edile. Con il restante 61% del tutto nuovo al settore dell’edilizia.

Sempre in tema di Superbonus e sempre nel decreto taglia prezzi è stato approvato un secondo emendamento che ritorna invece sull’altro “paletto” fissato per garantire un livello minimo di organizzazione delle imprese edili che svolgono i lavori finanziati con il 110%. Si tratta del vincolo che impone la sottoscrizione del contratto dell’edilizia alle imprese che svolgono lavori di importo superiore a 70mila euro: da una parte l’emendamento chiarisce che il vincolo si applica «alle opere il cui importo risulti complessivamente superiore a 70mila euro», dall’altra sancisce che l’obbligo di applicazione dei contratti collettivi «è riferito esclusivamente ai soli lavori edili».

Diverse le reazioni del mondo dell’edilizia all’introduzione della qualificazione Soa. Parzialmente soddisfatto il presidente dell’Ance, Gabriele Buia. «Il principio introdotto - dice Buia - è estremamente importante perché punta a combattere l’illegalità e a dare concretezza alle politiche per la sicurezza del lavoro che altrimenti restano solo sulla carta. Questo in un comparto, quello dell’edilizia privata, in cui nessun requisito di organizzazione veniva richiesto finora all’impresa edile. D’altra parte, i due limiti imposti, quello temporale che rinvia l’applicazione del principio di fatto a metà 2023 e quello della soglia di 516mila euro, vanificano in buona parte il principio, almeno per il Superbonus, che finisce il 31 dicembre 2023».

Reazione negativa all’attestazione Soa dal mondo artigiano, che ha lavorato anche in Parlamento per rinviare la data di applicazione della nuova norma e per alzare la soglia. «Ancora una barriera burocratica viene imposta nella travagliata storia degli ecobonus», dicono Confartigianato e Cna che lamentano l’esclusione dell’80% delle piccole e medie imprese dal mercato della riqualificazione edilizia.

Per saperne di piùRiproduzione riservata ©