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Alluvione, 9 miliardi di danni - Pressing sul commissario

Bonaccini presenta il conto per l’Emilia-Romagna: «Subito 1,8 miliardi, ma sulla regia della ricostruzione divergenze col governo». Musumeci: «Piano da verificare, poi interventi graduali»

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di Manuela Perrone

Al «tavolo permanente sulla gestione dell’emergenza alluvione in Emilia Romagna», che si è insediato ieri a Palazzo Chigi, la delegazione della Regione ha presentato a sorpresa un piano con la ricognizione dei danni e le risorse necessarie alla ricostruzione. Una somma considerevole: 8,86 miliardi. Ma è stato lo stesso governatore dem Stefano Bonaccini a chiarire subito che il tema da discutere «non era questo, perché il ministro Musumeci aveva chiesto di segnalare la parte necessaria per arrivare entro l’autunno» a sistemare le urgenze. La stima, considerando le spese già sostenute e gli interventi prioritari su argini dei fiumi e viabilità (oltre 6.300 previsti o già in cantiere), si “riduce” a 1,8 miliardi. Fondi che «a oggi non ci sono», ha riconosciuto lo stesso Bonaccini, sostenendo che i 200 milioni arrivati per le emergenze «li abbiamo già spesi», che alcune ruspe sono state costrette a fermarsi per assenza di risorse e che vanno garantiti i rimborsi a imprese e famiglie.

Ma trovare altri soldi nell’immediato è difficile, dopo i 2 miliardi stanziati con il decreto legge 61/2023, anche perché dal Fondo di solidarietà europeo l’Esecutivo si aspetta solo «qualche centinaia di migliaia di euro». Per quello che è apparso come «l’elenco della spesa» e per i cantieri aperti senza averli concordati con l’Esecutivo («Siamo stati redarguiti», hanno riferito i sindaci) è montata l’irritazione nella delegazione governativa guidata dal ministro per la Protezione civile, Nello Musumeci, e composta da altri tre esponenti del partito della premier Giorgia Meloni - il viceministro delle Infrastrutture Galeazzo Bignami, la sottosegretaria all’Economia Lucia Albano e il capogruppo alla Camera Tommaso Foti, relatore del Dl - e dai capi dipartimento di Protezione civile (Fabrizio Curcio), Casa Italia (Luigi Ferrara) e Vigili del fuoco (Laura Lega). All’incontro in Sala Verde, durato circa due ore, Musumeci ha assicurato «la massima attenzione da parte del Governo», assieme alla disponibilità, «dopo una verifica» del piano illustrato da Bonaccini, «a fornire gradualmente le risorse che si renderanno necessarie, dando priorità ai primi interventi». Che, ha precisato, si limitano alla messa in sicurezza dei fiumi più compromessi e al ripristino dei collegamenti viari con i centri abitati isolati.

Chiaro il messaggio: il perimetro del tavolo si limita alla scelta dei cantieri da ultimare entro settembre. Sin dal mattino, però, era risultata chiara la volontà delle amministrazioni locali di spostare il focus. Il sindaco di Ravenna, Michele De Pascale, presidente Upi, e il collega di Cesena, Enzo Lattuca, in rappresentanza di Anci, avevano sottolineato l’esigenza di nominare «in tempi brevi» il commissario alla ricostruzione: «I tre presidenti di Regione sono le figure principali a cui affidarsi». De Pascale e Lattuca avevano anche fornito la cifra di 4,5 miliardi come stima dei danni a impianti e infrastrutture pubbliche, preparando il terreno al maxicalcolo dettagliato successivamente. Ma anche allo scontro con l’Esecutivo. Era stato il viceministro Bignami, entrando, ad avvisare: «Se qualcuno vuole tradurre questo tavolo operativo in un tavolo di lamentela politica ha sbagliato indirizzo. Vogliamo sapere cosa serve. Una volta che avremo una stima, valuteremo come procedere, anche con il nome del commissario».

Le tensioni sono state palpabili. E, al termine del vertice, è partito il pressing del Pd. «I sindaci dell’Emilia Romagna - ha scandito la segretaria Elly Schlein - sono tornati a chiedere al Governo di non aspettare oltre per avere un commissario per la ricostruzione. Domani sarà un mese dalla seconda alluvione. Chiedo di fare in fretta, quelle zone aspettano risorse. Non si può politicizzare la ricostruzione». Bonaccini ha ammesso le divergenze tra «il sistema territoriale dell’Emilia Romagna», convinto che sarebbe utile nominare il commissario il prima possibile, e il Governo che «ha un punto di vista diverso». E un altro obiettivo: far approdare «presto» in Consiglio dei ministri un decreto legge sulla ricostruzione (la bozza è stata anticipata sul Sole 24 Ore del 26 maggio), che punta a disegnare un modello unico nazionale e a dettare nuove regole per la nomina del commissario. Il nodo dei nodi.

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