Urbanistica

Benevento, per completare la diga di Campolattaro ferma da 40 anni in arrivo 525 milioni

L'opera è tra i dieci progetti strtegici del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr)

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di Vera Viola

Per completare la diga di Campolattaro (Benevento) il Governo stanzierà 220 milioni a valere sul Pnrr. Che si aggiungono ai fondi stanziati dalla Regione Campania per un totale di 525 milioni. La notizia è emersa da ambienti ministeriali e rivela il pressing in atto per far ripartire i lavori di un’opera attesa da decenni.

Per quarant’anni è stata una grande incompiuta, per lo più dimenticata e rispolverata di tanto in tanto come eredità negativa della Cassa per il Mezzogiorno. Ora, il completamento dell’opera è tra i dieci progetti strategici del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). La grande diga di Campolattaro, in provincia di Benevento, è stata infatti oggetto di un decreto dirigenziale della Direzione Ciclo delle acque della Regione Campania (firmato il 16 luglio scorso) che ha approvato in linea tecnica il progetto di fattibilità tecnica ed economica che punta all’utilizzo plurimo delle acque dell’invaso (idropotabile, irriguo, energetico) e al potenziamento dell’alimentazione potabile per l’area beneventana.

«Nel prossimo triennio si darà piena attuazione all’intervento per l’utilizzo potabile delle acque dell’invaso della diga di Campolattaro, strategico per il contrasto alla scarsità idrica e per la riduzione della dipendenza della regione da fonti esterne di Lazio e Molise – dice il vice presidente della Regione Campania Fulvio Bonavitacola – Con quest’opera sarà possibile soddisfare il fabbisogno di oltre mezzo milione di abitanti e garantire lo sviluppo dell’agricoltura su 15.500 ettari della Provincia di Benevento nel comprensorio della Valle Telesina».

Un mese fa circa si è rischiato di frenare nuovamente le procedure ma il pericolo al momento sembra scongiurato. L’ipotesi circolata di un commissariamento non era piaciuta alla Regione. Il decreto semplificazioni prevede infatti per le opere strategiche il commissariamento. E le Commissioni Ambiente e Infrastrutture della Camera, riunite congiuntamente in data 15 luglio, avevano proposto una lista di altre 20 opere da commissariare. Tra queste compariva la diga beneventana. Ma ormai sembra acqua passata.

Questa è la storia. Il più grande invaso artificiale della regione (da 85milioni di metri cubi di acqua) e tra i principali dell’Italia Meridionale, lasciato in eredità dalla Cassa per il Mezzogiorno, finora non ha trovato alcun utilizzo. L’opera fu concepita oltre 50 anni fa dalla Cassa, i lavori furono ultimati nel 1993 con una spesa che, attualizzata, supera i 200 milioni. La diga sul fiume Tammaro forma un invaso che in origine era destinato al solo uso irriguo nel territorio della Provincia di Benevento. In realtà è rimasta incompleta poiché priva della cosiddetta “opera di derivazione”, che consiste nel collegamento all’acquedotto. Nel 2007 la Regione realizza un primo studio di fattibilità che prevedeva l’utilizzo per finalità potabili di una parte delle risorse idriche accumulate. E nel 2016 (giunta De Luca) l’amministrazione decide di fare la progettazione definitiva. Riparte, insomma, l’iter per il completamento della diga di Campolattaro, strategica in un Meridione con poche infrastrutture e una gestione dell’acqua arretrata.

Per condividere le scelte con il territorio si istituisce un Tavolo Tecnico (tra il Concessionario della Regione incaricato della progettazione dell’opera e la Provincia di Benevento), coordinato da Costantino Boffa, che nel recente passato si è occupato con buoni risultati della concertazione con i territori attraversati dalla linea ferroviaria ad alta velocità Napoli Bari. E nell’estate del 2021 il Piano Campolattaro mette a segno due importanti risultati: rientra nell’elenco delle opere strategiche da finanziare con i fondi europei del Recovery Fund, viene approvato il progetto di fattibilità.

Per completare la procedura di approvazione si attende il via libera della Commissione del Consiglio superiore dei Lavori pubblici, poi la Via e infine, potrà riunirsi la Conferenza di Servizi.

Ma i tempi devono essere stretti: il decreto semplificazione impone che per fine 2022 l’opera dovrà essere stata affidata.

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