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Direttiva su efficienza energetica, Ance: servono tempi più lunghi e politiche strutturali

La presidente dell'Associazione Federica Brancaccio: occorre un progetto al 2050 e incentivi mirati

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di Giorgio Pogliotti

Federica Brancaccio, presidente dei costruttori dell'Ance non vuole passare per un'oppositrice della "svolta green", ma invita a valutare gli effetti complessivi della nuova proposta di Direttiva europea sull'efficienza energetica degli immobili: «La premessa è che non rappresenta un fulmine a ciel sereno, è una questione di cui si dibatte da anni- spiega-. È assodato che dobbiamo ridurre le emissioni e non vogliamo sottrarci a questo obiettivo. Il tema sono le modalità e i tempi, perché l'applicazione tout court delle nuove regole è un motivo di grande preoccupazione». Le ragioni? «L'Italia - continua Brancaccio - rappresenta un unicum nel panorama europeo, avendo il patrimonio di edilizia privata più diffuso e frammentato, appartiene alle famiglie e non alle grandi società. Abbiamo anche un patrimonio vetusto, per il 74,1% realizzato prima dell'entrata in vigore della normativa sul risparmio energetico e sulla sicurezza sismica, che molto spesso ricade nei centri storici».

Il tema sollevato dall'Ance, dunque, è la fattibilità degli interventi da realizzare in un tempo limitato, il 2030, per raggiungere i target fissati dalla Direttiva, considerando che su 12,2 milioni di edifici, oltre 9 milioni non sono in grado di garantire le performance energetiche richieste. «L'applicazione pedissequa della proposta di Direttiva avrebbe un impatto sulle famiglie - sottolinea Brancaccio -. La ricchezza delle famiglie italiane è dovuta proprio al patrimonio immobiliare, con ricadute sui mutui e sul sistema bancario». Di qui le due richieste alla politica: «L'Italia batta i pugni sul tavolo e dica all'Unione europea che occorre tener conto della nostra situazione particolare - aggiunge-, serve più flessibilità sui tempi e l'utilizzo dei fondi europei per la riqualificazione energetica. Da mesi chiediamo l'apertura di un confronto con il Governo, serve una politica industriale di medio e lungo periodo, non si può ragionare con la prospettiva di uno o due anni.

L'abbiamo visto con il bonus del 110%, le regole sono cambiate continuamente e se non si sblocca la cessione dei crediti molte imprese rischiano di fallire. Il problema non è se intervenire annualmente con bonus del 90% o 110%, ma avere un progetto al 2050 per il raggiungimento di determinati obiettivi di efficienza energetica e avere incentivi mirati per programmare gli interventi. Così la transizione energetica da problema può trasformarsi in opportunità».

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