Personale

Sanità, parte il contratto da 1 miliardo per 555mila tra infermieri e professionisti

di Gianni Trovati

In breve

Nell’atto di indirizzo la revisione d’incarichi e ruoli di alta specializzazione

Dopo l’avvio primaverile riservato ai dipendenti di ministeri, agenzie fiscali ed enti pubblici non economici, sta per sbloccarsi la stagione dei rinnovi contrattuali anche negli altri settori. A partire dalla sanità, che dopo le sollecitazioni ripetute da parte del ministro per la Pa Renato Brunetta sta finalmente per avviare le trattative. La mossa iniziale in questo caso tocca alle Regioni, chiamate a scrivere l’atto di indirizzo che guida il confronto con i sindacati. Il documento ora è pronto, e attende la bollinatura della Ragioneria generale per diventare ufficiale.

La bozza, che Il Sole 24 Ore ha potuto consultare, fissa prima di tutto i numeri chiave su cui si giocherà la trattativa. Il “nuovo” contratto, che come negli altri comparti copre il triennio 2019/2021, riguarderà 544.482 tra infermieri e professionisti sanitari (i medici invece sono dirigenti). Per loro ci sono a regime 1.015,57 milioni a decorrere dal 2021, mentre per gli arretrati del 2019 e 2020 ci sono rispettivamente 301,54 e 466,22 milioni. Al netto degli oneri riflessi, il calcolo pro capite porterebbe a un aumento medio mensile lordo di poco superiore ai 90 euro. Ma c’è di più.

Nel caso degli infermieri, infatti, l’urgenza di far partire il rinnovo contrattuale non è legata solo al valore politico e simbolico determinato dal loro ruolo nella lotta al Covid. Il contratto serve anche a sbloccare i 335 milioni dell’indennità di «specificità infermieristica», messi a disposizione dalla manovra per il 2021 (comma 409 della legge 178/2020) proprio con l’obiettivo di rendere più concreto il riconoscimento all’impegno di prima linea di questo personale nella pandemia; e i 100 milioni dell’indennità «di tutela del malato e protezione della salute» riservati dalla stessa legge di bilancio (comma 414) destinati a tecnici, riabilitatori, ostetrici e assistenti sociali.

Oltre che di soldi, però, il sistema sanitario alle prese con la pandemia e quello che dovrà affrontare la fase di uscita dal Covid ha bisogno di riorganizzazione. Sul punto l’atto di indirizzo è piuttosto sintetico, ma contiene indicazioni importanti.

Sul tavolo finirà infatti «un intervento sulla classificazione del personale» anche con l’obiettivo di fare spazio alle nuove professionalità di cui il sistema sanitario nazionale ha mostrato la carenza in questi mesi complicati. Il punto, in parallelo a quello che si prova a portare avanti anche in altri rami della Pa, è di «rafforzare specifiche posizioni e ruoli non dirigenziali», allargando riconoscimenti e competenze di quelle aree tecniche sempre più indispensabili a fianco dei medici. Si tratta, pur nel linguaggio piuttosto sorvegliato dell’atto di indirizzo, di tracciare i confini di quelle «alte professionalità» che sono un punto costante nella riorganizzazione della Pa abbozzata in questi mesi. Questo obiettivo diventa chiaro quando si legge la parte destinata al sistema degli incarichi: il nuovo contratto dovrà infatti «rivedere l’architettura degli incarichi prevedendo una struttura piramidale, con individuazione di un livello di incarichi più elevato da destinare alle posizioni che richiedano un’alta specializzazione e/o più elevati livelli di autonomia e responsabilità gestionale, professionale e amministrativa».

Per il resto, l’atto di indirizzo segue i sentieri tradizionali quando affronta i temi delle progressioni economiche, su cui si chiede di «valorizzare maggiormente le competenze sviluppate all’interno del servizio sanitario nazionale»,e del salario accessorio, che punta a una semplificazione in grado di archiviare «gli eccessivi tecnicismi gestionali» ancora presenti. Manca, ovviamente, la parte più innovativa presente negli altri comparti, relativa allo smart working: perché infermieri e tecnici lottano in corsia, e non sono interessati dal lavoro agile.

Intanto proseguono le trattative sulle Funzioni centrali (la prossima riunione, in calendario il 21 luglio, dovrebbe cominciare ad affrontare la riforma degli ordinamenti professionali) e prendono forma gli atti di indirizzo per la «conoscenza» (è pronta la parte sull’università, è in costruzione quella sulla scuola) e le funzioni locali. La macchina, insomma, si muove, anche se l’obiettivo di un rinnovo generalizzato entro l’anno sembra ormai sfumare.

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