Progettazione

A Silandro (Bz) gli edifici-sasso firmati Marx-Ladurner Architekten

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di Mariagrazia Barletta

Due edifici come «due massi disposti liberamente nel mezzo del giardino». È questa la prima suggestione da cui scaturisce il complesso residenziale «Schlossgarten» a Schlanders, in Alto Adige, progettato dagli architetti venostani Elke Ladurner e Stephan Marx . «Non mi piaceva l'idea di avere un unico complesso, ma volevo creare due volumi messi in relazione attraverso una stretta strada». A raccontare il progetto è Stephan Marx. Il luogo è d'eccezione. Le due nuove architetture sono sorte infatti all'interno dell'ex giardino del castello Schlandersburg, in origine residenza signorile, oggi sede, tra l'altro, della biblioteca pubblica firmata Werner Tscholl. A pochi passi dal fortilizio, come due massi, le due architetture si innalzano dal terreno, modellate da facce multiple, rugose e dalle nuance calde. Due volumi rastremati verso l'alto che rimandano alla consistenza e alle tonalità calde delle cime del luogo.

Su quel terreno, delimitato dalle antiche mura che cingevano il giardino del castello (attualmente vincolate), era stato costruito, negli anni Settanta del secolo scorso, un hotel. «Era chiuso da circa 15 anni», riferisce ancora Stephan Marx. «Poi - continua -è stato acquistato da Pohl Immobilien (la società immobiliare locale che ha realizzato il complesso nda), dopodiché l'hotel è stato demolito per far posto alle nuove residenze». Il progetto ha sfruttato il bonus volumetrico introdotto dalla provincia autonoma per premiare gli edifici ad alta sostenibilità ambientale. Avendo raggiunto lo standard CasaClima A, «nel caso dello Schlossgarten è stato possibile incrementare la cubatura del 20 per cento». Le due architetture vanno ad occupare la parte centrale del lotto, in modo da conservare tutt'intorno la presenza del giardino. La forma poligonale delle piante viene trasferita anche alle facciate, dando vita a volumi rastremati verso l'alto. Si tratta di un espediente che permette agli architetti di alleggerire la massa del costruito, riducendone l'impatto visivo. In sintesi, tutto il percorso progettuale è incentrato – nota la cubatura - sulla ricerca di proporzioni adatte al contesto.

Ad alleggerire i volumi provvedono anche i terrazzi, che ad ogni piano sono ricavati per sottrazione di massa. «Non volevo balconi che sporgessero dal corpo di fabbrica, così li abbiamo realizzati restando all'interno del volume», sottolinea Marx. Dal lato della strada, a prevalere sulle misurate bucature sono le pareti di cemento grezzo, colorato utilizzando pigmenti scelti ad hoc per ottenere tonalità calde, viranti verso il marrone. Verso sud-est, al contrario, grandi vetrate si aprono alla vista sul paese. Queste separano gli interni dagli ampi balconi, caratterizzati da singolari parapetti. I parapetti sono anch'essi in cemento colorato e inclinati in modo da offrire, in corrispondenza della loro maggiore altezza, degli angoli protetti dove poter soggiornare confortevolmente all'aperto. L'inclinazione costante dei parapetti, uguale in tutto l'edificio, viene indicata da Stephan Marx come una delicata fase del cantiere. «Quelle pendenze - afferma soddisfatto - vengono fatte a mano e per ottenere un risultato perfetto occorrono non semplici lavoratori, ma artisti». Gli sbalzi dei balconi hanno una lunghezza notevole. «Arrivano fino a 4,5 metri, per questo abbiamo dovuto inserire dei pilastrini di acciaio alle estremità», spiega ancora Marx.

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