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Sicurezza nei cantieri, Fillea: norme peggiorate, la battaglia prosegue

Il segretario Genovesi: si è evitato di portare le tutele previste per gli appalti pubblici nel settore privato e dare attuazione all’art. 27 del testo unico sulla sicurezza, con l’introduzione della patente a punti per tutti i settori

di El&E

«Il Governo ha partorito un topolino, peggiorando addirittura le norme. Ora la battaglia prosegue perché il Parlamento faccia sentire la propria voce e faccia una legge veramente a tutela dei lavoratori, della loro dignità, della loro sicurezza». Così dichiara in una nota Alessandro Genovesi, Segretario generale della Fillea Cgil alla luce dei testi che saranno portati oggi in Consiglio dei Ministri.

“Il Governo Meloni aveva una grande occasione: fare una trattativa vera con i sindacati e condividere interventi che concretamente possano tutelare i lavoratori italiani. Si è preferita la solita propaganda ed interventi che non serviranno a nulla, rischiando addirittura di peggiorare il quadro colpendo le tante imprese serie che rispettano leggi e contratti”.

“Entrando nel merito – continua Genovesi – tutto si è fatto tranne la cosa più semplice ed efficace, cioè portare le tutele previste per gli appalti pubblici nel settore privato e dare attuazione all’art. 27 del testo unico sulla sicurezza, con l’introduzione della patente a punti per tutti i settori, colpendo veramente chi causa infortuni, senza scappatoie o ipocrisie. La stessa Meloni aveva detto di non escluderlo incontrando i lavoratori della Sardegna. Peccato che la sua riflessione abbia prodotto altro”.

“Nello specifico infatti si modifica l’articolo 1 comma 1175 per cui chi oggi non rispettava leggi e contratti perdeva i vari benefici pubblici, da domani anche se si viene beccati si potrà sanare tutto e al massimo si perderanno benefici pari a due volte la multa. Uno schiaffo a tutte le imprese serie che rispettano leggi e contratti. Anche la parità prevista tra lavoratori in appalto e lavoratori in subappalto oltre che fare riferimento ai contratti collettivi più diffusi e non a quelli sottoscritti dalle organizzazioni più rappresentative, è una parità finta in quanto basata solo sul trattamento economico complessivo e non anche (come nel codice degli appalti pubblici) su una parità anche normativa. Peccato che tra le norme dei CCNL edili vi sono quelle sulla formazione, sulla salute e sicurezza specifica per i cantieri, i patentini obbligatori, l’orario di lavoro, i riposi. Insomma proprio quelle norme a tutela della vita e della salute dei lavoratori. E questo varrà anche per i lavoratori in somministrazione o in distacco. Oltre ad un tema ora di coordinamento normativo con il vigente codice degli appalti, siamo alla vera e propria beffa rispetto anche a quanto successo a Firenze”.

“Sulle sanzioni in caso di pagamento dei lavori senza Durc di Congruità – prosegue il sindacalista - siamo addirittura all’assurdo: da un lato la norma vigente prevede la verifica della congruità della manodpera per tutti i lavori pubblici di qualsivoglia importo e per i lavori privati cui importi siano superiori ai 70 mila euro complessivi, proprio per combattere al meglio lavoro irregolare e dumping contrattuale, dall’altra vengono ora introdotte maggiori sanzioni e responsabilità per i lavori pubblici sopra i 150 mila euro e per i lavori privati addirittura sopra i 500 mila. Insomma si sta depotenziando uno strumento che andava esteso, visto che in soli due anni ha certificato la regolarità di oltre 26 miliardi di lavori e fatto emergere almeno 80 mila lavoratori a nero. Ora rischiamo di allargarne le maglie invece di stringerle”.

“Anche in tema di qualificazione delle imprese stiamo ad un vergognoso voltafaccia che non ha nulla a che vedere con la Patente a punti per come indicata nel testo unico per la sicurezza. Prima di tutto perché le imprese in possesso della Soa (che qualifica se un’impresa può fare un determinato lavoro, non come lo fa) sono escluse. In secondo perché vi sono sanzioni amministrative e al massimo la non partecipazione ad appalti pubblici per 6 mesi. Inoltre anche a fronte di una condanna per morti o gravi infortuni, basta rifare un corso o due (corsi che dovrebbero già essere obbligatori ai sensi dello stesso art. 37 comma 7 del Testo Unico) per poter continuare a lavorare. E’ come dire che una persona condannata all’interdizione dai pubblici uffici per corruzione, fatto un corso su come ci si deve comportare, possa tornare a ricoprire subito cariche pubbliche. La Patente a punti che noi chiediamo per tutti i settori e non solo per l’edilizia dovrebbe mettere fuori dal mercato imprese condannate per infortuni gravi e mortali senza attenuanti o sotterfugi”.

“Infine, in termini di contrasto a chi evade contributi siamo al vero e proprio concordato preventivo, con nuovi ambiti di affari per gli stessi consulenti del lavoro e a danno – anche questa volta – delle imprese serie che rispettano la legge e i contratti collettivi. Anche sul potenziamento dei servizi ispettivi siamo alle briciole, con poche centinaia di possibili futuri ispettori, carabinieri dedicati e rafforzamento di INPS e INAIL assolutamente insufficiente a raggiungere i target dateci dalla stessa Unione Europea: un ispettore ogni 10 mila lavoratori contro l’attuale proporzione di uno ogni 40 mila (lavoratori amministrativi degli ispettorati compresi”.

“Per tutte queste ragioni di merito – conclude Genovesi – continueremo insieme alla Confederazione la nostra mobilitazione e chiediamo già a tutte le forze politiche in Parlamento di aiutarci a fare giustizia, a combattere concretamente lavoro nero, subappalti selvaggi, morti ed infortuni sul lavoro, cambiando molte parti del decreto presentato dal Governo”.

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